Critica di Marco Carbone "Per non dimenticare" è un' antologia monografica che raccoglie poesie e racconti brevi di autori vari sul tema dell'olocausto. Questa antologia andrebbe letta con particolare attenzione, poi riletta e commentata in compagnia dei nostri cari. I nostri figli non dovrebbero mai poter dire "non mi tocca", "non so", "io non c'ero"... come nei versi qui raccolti perché ci raccontano i poeti, è nostro dovere ricordare e far ricordare. Questi racconti e poesie toccano profondamente l'essere umano sensibile e lo accompagnano in un crudele viaggio che dentro sudici treni bestiame consegnava uomini, donne e bambini all'inferno, un ade dal nome Auschwitz, Birkenau e Dachau. Come tutti i viaggi anche quel concentrato di brutale orrore ha fine, il 27 gennaio 1945 giorno della liberazione celebrato nelle strofe dell'antologia sia come momento di grande gioia per la libertà ritrovata e possibilità per i poch...
È accaduto nel 2011, inaspettatamente. Il Maestro Lorenzo Pescini, musicista e compositore di talento, (basti pensare che a soli 11 anni entra al Conservatorio di Musica Luigi Cherubini di Firenze per poi conseguire il diploma di pianoforte nel 1990) mi cercò per propormi una collaborazione fotografica, nacque così "Piccolo fiore" Mentre nel 2012, un grandioso progetto vide coinvolti 18 artisti per un unico obiettivo: evidenziare lo straordinario connubio tra Musica, Arte e Poesia. Nasce "Sulla strada di Venere" in cui ad ogni brano è assegnata un’opera visiva (dipinti, sculture e foto) ed un’opera poetica. Ogni titolo è diventato quindi fonte d’ispirazione musicale, visiva e concettuale in modo tale da creare 14 opere multiformi. Nell’estate 2012 “Sulla strada di Venere” diventa oggetto di due eventi artistici di cui si sono interessati quotidiani e televisioni locali, con stampa di relativo catalogo e mostra delle opere e delle poesie stampa...
I puntini di sospensione sono i più difficili da trattare, non perché essi prevedano più regole rispetto agli altri segni, anzi. Piuttosto si tratta dell’uso che gli italiani fanno di questi tre puntini “salvavita”, un uso sproporzionato all’espressività e diffusamente errato. Prima di tutto bisogna stabilire che i punti sospensivi sono solamente tre, non uno in meno, non uno di più, dunque inutile file ininterrotte di puntini, come se la quantità fosse sinonimo di enfasi. I tre puntini sospensivi presuppongono un’elusione, un non detto. Qualcosa di solo suggerito. E chi scrive lo fa, di solito, per dire qualcosa. Se si abusa di un segno, esso perde la sua forza.Ci vuole coraggio per dire certe cose invece di evocarle, così come ci vuole mezza frazione di secondo in più per recuperare un punto e virgola o i due punti. E siccome in letteratura forma e significati dovrebbero influenzarsi a vicenda e riflettere in qualche modo l’immagine di un’epoca, si potrebbe supporre che l’abbondan...
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