È accaduto nel 2011, inaspettatamente. Il Maestro Lorenzo Pescini, musicista e compositore di talento, (basti pensare che a soli 11 anni entra al Conservatorio di Musica Luigi Cherubini di Firenze per poi conseguire il diploma di pianoforte nel 1990) mi cercò per propormi una collaborazione fotografica, nacque così "Piccolo fiore" Mentre nel 2012, un grandioso progetto vide coinvolti 18 artisti per un unico obiettivo: evidenziare lo straordinario connubio tra Musica, Arte e Poesia. Nasce "Sulla strada di Venere" in cui ad ogni brano è assegnata un’opera visiva (dipinti, sculture e foto) ed un’opera poetica. Ogni titolo è diventato quindi fonte d’ispirazione musicale, visiva e concettuale in modo tale da creare 14 opere multiformi. Nell’estate 2012 “Sulla strada di Venere” diventa oggetto di due eventi artistici di cui si sono interessati quotidiani e televisioni locali, con stampa di relativo catalogo e mostra delle opere e delle poesie stampa...
Critica del prof. Luciano Domenighini Per definire questa raccolta poetica di Raffaella Amoruso si addice il termine di “florilegio”. Un florilegio aggraziato, variopinto, fragrante, di una fragranza tutta femminile. Invano vi si cercherebbero i risultati di una qualsivoglia scaltrezza letteraria, nella scelta dei lemmi e dei sintagmi, nell’architettura dei periodi, nell’invenzione delle immagini e delle similitudini, nella trama sintattica; invano vi si cercherebbero costrutti metrici preordinati. Tutto il dettato sgorga spontaneo, fluisce libero come orgoglioso del proprio impeto, pago della propria energia sorgiva. E’ questo vento di libertà, infrenato e arricchito di conturbanti fragranze, il valore aggiunto della raccolta. E’ questo gaio e disinibito proclama di femminilità, intesa come fattore centrale e non marginale al mondo, percepita come risorsa e non come svantaggio, il suo filo conduttore. La raccolta ha forma di prosimetro, con quattro rapidi i...
Profilo critico secondo il prof. Luciano Domenighini Raffaella Amoruso affida il suo messaggio poetico a brevi liriche intrise di limpida, confidente femminilità, dove le strofe, in genere da due a cinque, periodali e spezzate in versi liberi, sono come afflati d’anima, ampi e profondi sospiri. La sua, a ben guardare, se pur temperata da un velo di pudore e filtrata dai modi letterari, è poesia erotica e, a tale riguardo, certe malcelate similitudini (v. “Eppur tu l’ami”) non lasciano dubbi. La Amoruso testimonia e canta la gioia e la grazia di una prorompente sensualità, vitalistica e totalizzante, accolta come un dono prezioso, concepita come una benedizione. Questa carica passionale talora, e con risultati encomiabili, si stempera negli incanti e negli struggimenti della memoria. Un erotismo esplicito, franco e sanguigno, tuttavia castigato e ingentilito da improvvise pennellate liriche, delicate visioni dal colore vivido e luminoso, dal tono naif...
Il sito Alidicarta .it ha voluto darmi la possibilità di inserire alcuni miei Tanka, non essendoci la sezione apposita, l'ha creata. Ringrazio lo staff per la squisita gentilezza.
La cosa più brutta che ad una persona possa capitare, è il disinnamoramento di sé.Non amarsi più, significa lasciarsi andare, fisicamente e mentalmente.Non amarsi più, significa fregarsene di se stessi e di conseguenza, anche degli altri. Significa farsi male ogni giorno attraverso la quotidianità; un esempio pratico, se si sa che un determinato cibo ti nuoce, lo mangi ugualmente. Se si sa che per rimanere in forma devi camminare almeno un ora a passo svelto, non lo fai. Se sai che staresti bene vestita in un determinato modo, opti per tuta e scarpe da ginnastica, fregandotene ampiamente dei giudizi altrui. Se da un lato rivendichi il diritto sacrosanto di libertà, dall'altro lato, sei schiava di quel sentimento neutro, freddo e menefreghista che non ti appartiene. Un circolo vizioso da cui è difficile uscirne. Non ti ami più e aspetti che passi questo momento, temendo, che non passi mai. E vivacchi, non vivi. Ti lasci andare alla corrente che speri, ti porti lontano, magari in un ...
Critica del prof. Luciano Domenighini Rivendica in qualche modo il potere sconfinato della parola la recente opera poetica di Raffaella Amoruso, Aculei Spilli, il cui titolo, iterando due sostantivi pungenti, vulneranti, bene prelude al suo carattere e ai suoi intenti. La silloge, la cui impaginazione prevede una pagina di pausa e di “rispetto”, senza testo e numerata, prima di ciascuna composizione poetica, accorgimento questo non privo di una sua valenza espressiva, è formata da una cinquantina di liriche monostrofiche senza titolo (in genere dalla terzina alla sestina) composte da versi brevi ( solitamente dal ternario al settenario) che colgono e traducono l’essenza di un momento di vita, una sensazione, una percezione, un moto emotivo, un pensiero, uno stato d’animo, una suggestione, declinandoli, in un’eterogenea varietà stilistica, lungo molteplici registri in una lucida rappresentazione della realtà, umorale e disadorna, sull’ala di un empito sdegnoso e risentito, i...
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