Se ne stava seduta nel bel mezzo della stanza, con un vecchio e ormai logoro maglioncino sulle spalle. Intorno, altre persone, anch'esse accomodate sulle loro sedie a rotelle. Alcune serrate nei loro pensieri, remoti, lontani, vacui; altre inquiete, assillate da chissà quale sensazione. Formavano un grande semicerchio intorno all'albero di Natale. Un parlottare di sottofondo, sommesso e incuriosito, faceva capire che qualcosa di anomalo stava per accadere nella loro abituale solitudine. Finalmente una infermiera spostò la sedia a rotelle di Amelia, togliendola dall'imbarazzo di essere al centro della grande sala, fece un mezzo giro e la sistemò accanto a Boheme, così amichevolmente denominata perché adorava Puccini e molto spesso cantava "Che gelida manina" e alla vetrata . Le mani scarne e ossute di Amelia si rilassarono adagiandosi sul ventre e il suo sguardo poté spaziare, oltre al vetro. La leggera e fine neve stava scendendo copiosa...
Commenti
Posta un commento